mercoledì, giugno 9

La babele delle lingue...

So che sono logorroico :). Ma ti ho spiegato anche il perché. Più parole ometto e più quello che dico è soggetto a fraintendimenti. Il problema è che non sono mai abbastanza…purtroppo le parole non sono uno strumento adeguato per descriver il mondo interiore di ciascuno di noi.

Alla parola coscienza diamo 2 significati diversi per esempio. Per cui risulta difficile comprenderci.
Cosi come per me interagire con altre persone è una sorpresa continua (ultimamente mi sto forzando affinchè lo sia). (uso speso la frase “ la realtà supera sempre la fantasia”).Uso l’espressione Sorpresa continua in quanto ho accettato che l’idea che si crea nella mia mente della persona che ho di fronte può essere in ogni momento smentita da una sfaccettatura del suo mondo interiore che, da che non era mai emersa fino a quel momento, si palesa un secondo dopo. Cosi che l’idea precedente è da aggiustare o da rivedere completamente. Molti invece sono convinti ( e non sanno nemmeno che lo fanno) dopo 10 minuti che parlano con un altro o al primo sguardo di comprendere cosa loro stanno vivendo al loro interno o cosa stanno pensando. O hanno la pretesa di capire perfettamente quello che l’altro intende.

E nel momento in cui si fa ciò non c’è più scambio tra le persone perché non sono in grado di ascoltare l’altro. Di mezzo c’è qualcos’altro…

La matrice di ogni violenza di origine umana risiede in questo piccolo ma fondamentale aspetto. Che davanti agli occhi abbiamo un velo di Maya. Il velo delle credenze.

Sono d’accordo con te che uomini e natura meritino considerazioni diverse: infatti se l’uomo fosse almeno all’altezza dell’animale non commetterebbe le violenze che compie. L’animale lo fa per mangiare, l’uomo supera queste motivazioni. Perché non ascolta i suoi veri istinti ma ascolta quelli artificiali legati alle sue credenze. Non distacco dalle credenze passate (attaccamento al passato) e non distacco dalle credenze proiettate nel futuro ( aspettative). Con la violenza difende le sue credenze. Questo dacciamo.


Riguardo ai monaci buddisti: è vero che alcuni monaci hanno reagito alla pressione e alle violenze dei Cinesi. Ma non tutti. E soprattutto il Dalai Lama ha condannato fermamente queste azioni e richiamato ai principi che guidano la loro disciplina. Questo si può spiegare con il fatto che indossare una tonaca da monaco buddhista non significa necessariamente aver capito il messaggio del Buddha e metterlo in pratica. Quello che vale per un monaco cristiano vale anche per un monaco tibetano (vedi recenti scandali di abusi sessuali crelicali cristiani). Ma non si può fare di tutta un erba un fascio. Il fatto che tra il clero cristiano (la maggior parte direi) non capisce realmente quello che professa e che pensa di aver sposato purtroppo è la realtà dei fatti. Ma il messaggio Cristiano (di Cristo) continua per chi lo sa cogliere ad essere bellissimo. Cosi come quello di ogni altra religione (che se comprese a fondo dicono tutte le stesse cose). Tutte.

Tornando al concetto di inazione che ho espresso, vedo che non è stato capito. Non sto affermando che il giusto comportamento in ogni caso è la non azione. Tutto dipende dalle circostanze. Se tu fossi ( tu per dire io o chiunque altro) in grado di sentire “veramente” la voce della tua coscienza ( te lo auguro) allora agiresti. Nel caso opposto ,ed è il 99,9% dei casi su questo pianeta, non fai altro che reagire. Reazione che può essere un azione (nel tuo senso movimento esterno) o inazione (non movimento esterno) a seconda delle circostanze.

Sto affermando che per agire bisogna prima riuscire a sentire la coscienza. Per sentire la coscienza (quella vera non quella che credi/ crediamo che sia) occorre arrivare ad essere realmente consci della realtà. Ma è un lavoro lungo, che richiede sforzi,onesta con se stessi e una predisposizione alla sofferenza volontaria (perché la demolizione di ogni credenza crea sofferenza). Questo per il fatto che la credenza in noi si forma proprio per impedire che la parte vigile del nostro cervello possa vedere un aspetto di noi che è distante dalla realtà oggettiva e ci faccia male. Le credenze sorgono in noi come meccanismo di difesa. I famosi “no” o i traumi infantili di cui parla la psicologia è questo. Cosi come i “si” o i “premi” che riceviamo per una azione, rinforzano in noi altre credenze.
(faccio una cosa bene mamma o un altro mi dice sono bravo, quindi la faccio ancora per sentirmelo dire ancora che sono bravo. lo facciamo tutti. Ve lo assicuro. E lo facciamo anche a quest’età. Esempio classico: vado in palestra cosi il mio fisico migliora cosi posso piacere ad un altro e se piaccio ottengo l’altra persona (azione prima e meccanismo del premio poi). Il risultato però è un velo di maya.

C’è necessità di arrivare ad un contatto autentico con la nostra parte della coscienza più primitiva (il famoso sub inconscio degli psicologi) per poter ascoltare la voce di Dio.
Quella è la libertà…il resto è Samsara (e nel Samsara c’è sia la natura che l’uomo). Non vi è compreso l’UOMO che riesce ad uscirne. L’uomo che viene chiamato “illuminato”. Solo lui agisce coscientemente aderendo perfettamente a quello che il destino (forze più grandi di lui) ha stabilito. Il resto (me compreso) si limita a reagire…questa è la schiavitù a cui è condannato l’uomo e la strada per la libertà è una sola.

Nazzucau
…per il mese di Giugno penso di aver detto abbastanza…questo è quanto sto comprendendo nel mio percorso fin'ora e lo esterno affinché qualcuno che legge possa trovarne ausilio…

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