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martedì, agosto 9

Boccioli



Il blog soffre. A me piace quando il blog soffre. non voglio porgergli nessuna pillola salvavita, nessun "lazzaro alzati e cammina", nessuna panacea temporanea. Il blog langue, a me piace quando il blog langue. muore e risorge, mi sembra qualcosa di vivo quando è morto mentre mi sembra (a volte) morto quando è troppo vivo. non ho capito se vive e prospera solo in funzione delle nostre amicizie e dei nostri rapporti più o meno quotidiani. Se così fosse, sarebbe un social network, ma a me non piacciono i social network. Invece il blog mi piace. Quando si spegne mi piace ancora di più. mi sembra vivo.
Avevo una pianta in ufficio, quelli che "ci capiscono" di botanica e pollici verdi mi dicevano "è morta, buttala". Gli avevo quasi dato ragione, sembrava morta. Io giuro non sapevo nemmeno che una pianta morisse. ho scoperto in quel momento che era stata viva tutto il tempo. E' stata la prima volta che mi sono accorto di quella pianta. La mia attenzione improvvisamente è stata attratta e dirottata dallo schermo del pc alle ultime foglie gialle e striminzite rimaste sulla punta dei rami rinsecchiti. Anziché buttarla, l'ho spostata. Per un colpo di fortuna, in quella posizione è sembrata ravvivarsi e dopo poco ho notato i primi segni di vita. Dopo qualche giorno aveva un discreto numero di nuovi boccioli, e gli esperti di botanica mi hanno detto "wow, come hai fatto?" e io non avevo una risposta anche se ho finto di capirci qualcosa. Fatto sta che solo in punto di morte mi sono accorto di lei e ho cominciato ad "amarla", apprezzarla, persino a notarla, a notare quanto quella pianta fosse viva prima ancora che con la mia indifferenza attentassi alla sua vita.
Ora mi piace molto. E W il blog.

Vi saluto tutti prima di andare in vacanza, visto che le nostre vite non s'incrociano più come un tempo e quella di qualcun altro ha trovato nuovi lidi.

Livio S.

venerdì, dicembre 17

Percorsi natalizi


Anche quest’anno passerò diverso tempo delle vacanze natalizie seduto davanti ad un presepe. Potrei persino descrivere la mia vita attraverso i diversi presepi che si sono susseguiti in casa mia.
Devo ripercorrerli a ritroso, altrimenti non riesco a rammentarli tutti. Però se parto dall’ultimo, quello del Natale 2009, il più bello di tutti, ricco di nuovi personaggi; se parto da questo, ricordo l’affetto di una ragazza verso la quale ora saprei meglio come comportarmi, e quello di mia nonna che, nel suo ultimo natale con noi, mi osservava allestire il presepe dal suo letto senza poter parlare.
Era il Natale del mio affrancamento. Da cosa, lo racconterò in un post che non scriverò mai.

Anche il presepe del 2008 era carino, ma le luci che lo illuminavano erano davvero troppo fioche, peggiori di quelle che l'anno precedente sormontavano un presepe un po' anomalo. In quei giorni una sfortunata ragazza si aggirava nella mia vita, la umiliavo e ne abusavo incurante (anzi, a causa) del suo amore.

Nel 2006 invece avevo comprato una fontanella, e per la prima volta nel mio presepe sgorgava un po’ d’acqua. Fu un pessimo acquisto però, cominciò quasi da subito a perdere, allagando tutto e bagnando la carta pesta. Mi accompagnava I., in un rapporto d’amore unilaterale che non sapevo come chiudere.

Gli anni precedenti erano i più avvincenti per me, non avevo tempo da dedicare a delle statuine. Ma, come sempre, rimanevo ore a fissare il pastore, il fornaio e gli altri personaggi allestiti questa volta da mia madre.
Ricordo però con grande affetto il presepe del 1993 quando, a piazza Navona, comprai un pastorello per niente grazioso, ma molto importante: di quell’acquisto ricordo infatti la sensazione di libertà e indipendenza che mi diedero le duemila lire con cui lo pagai.

E potrei ripercorrere la mia vita, e i miei Natali, attraverso i regali che ho ricevuto (ci sarebbe da divertirsi per la loro bizzarria) o per la quantità di panettoni presente sotto l’albero (che è andata via via scemando).

Ma il racconto di Natale più bello, e che voglio condividere oggi con voi, è quello di mio padre il quale, appena 19enne, arrivava in un paesino piccolo come Artena dopo essere cresciuto ad Addis Abeba. Al risveglio dalla prima notte, entusiasta per la nuova esperienza, nonostante il freddo si avviò di gran lena verso la discesa che dalla collina conduce alla grande strada dove passava l'unico autobus.
A passi svelti, arrivato alla prima curva, scoprì una cosa (anzi una parola) di cui non aveva mai sentito parlare: “ghiaccio”. Quando lo incontrò, scivolò rovinosamente sull’asfalto infortunandosi al braccio e ferendosi abbastanza gravemente alla fronte.
La nuova esperienza partiva con il piede sbagliato, non fosse che – anche grazie a quella ferita – entrò nelle grazie della più bella ragazza del paese: la sua futura moglie.

Buon Natale!

lunedì, dicembre 6

Stelle al mare (2a parte)


Questa volta saremo al mare con la nostra ragazza, magari in un luogo romantico come la "rotonda" di Torvaianica, che in realtà è un quadrato.
In quell'atmosfera tenue, col tepore di questo caldo e mite dicembre, circondati da un gruppetto di simpatici rom(e/a)ni e le loro cataste di birre vuote, potremo osservare il cielo in tutta la sua magnificenza.
Stavolta non c'è ombra della luna la cui luce, sebbene piacevole, offusca la visuale delle stelle alle giovani coppie innamorate.
Proprio davanti a noi, sollevando appena lo sguardo oltre il ragazzetto pelato che sta ruttando accanto alla sua ragazzetta, si stende maestoso il grande Pegaso. Il quadrilatero del suo corpo è enorme, nonappena lo avrete visto vi chiederete come sia possibile che non ci abbiate mai fatto caso prima.
E' sempre stato là, con la testa e la criniera rivolti verso terra, anzi verso lo splendido specchio d'acqua. Alla sua sinistra, spostando lo sguardo verso sud (praticamente in verso antiorario) vedete immediatamente la stella più brillante del cielo, che stella non è: Giove. Vicinissimo a Giove si trova Urano che però sfortunatamente a occhio nudo e in queste condizioni di cielo sarà impossibile da vedere. Peccato, sarebbe bello osservare i suoi anelli stranamente perpendicolari al piano orbitale (il contrario di Saturno insomma).
Proprio al suo fianco nascono i Pesci (destra) e la Balena (sinistra), entrambi costellazioni enormi affusolate e lunghe, che però mancando di stelle luminose risultano difficili da individuare senza allenamento. Eppure sono lì.
Pazientando poco e volgendosi sempre più verso sud, avremo comunque le soddisfazioni maggiori: Toro e Orione si impongono alla vista, meravigliose in questo periodo dell'anno.
Toro è facilmente riconoscibile partendo dalle Pleiadi: quel gruppetto di stelline ravvicinate (7) che probabilmente tutti ci siamo chiesti almeno una vola che cosa fossero. Poco sotto di esse la luminosa Aldebaran, dalla quale si dipartono i due lunghi corni del Toro che terminano in Capella, stella sacra agli antichi romani. Proprio sotto Aldebaran è la costellazione più osseravata e famosa del firmamento: Orione, il cacciatore, con la famosa cintura formata da 3 stelle in linea.
In questo periodo dell'anno (e quindi anche la notte tra il 24 e il 25 Dicembre) le 3 stelle (dette i tre re.....) indicano direttamente la stella più luminosa del nostro cielo: Sirio del Cane Maggiore, anche detta stella dell'est (come la cometa del famoso racconto epico).
Oltre i tre re (magi?....) verso sud incontriamo altre due stelle piuttosto evidenti, l'una vicina all'altra: Castor e Pollux. Queste sono le teste dei gemelli che aprono la vista ad una porzione di cielo che conosciamo già dall'estate, e dove troviamo: l'Orsa Maggiore e Minore come sempre, ma anche il Drago, Cassiopea con la sua forma a M, e le cui 4 braccia indicano altrettante importanti costellazioni (Cefeo, Perseo dove risiede il centro della Galassia, Pegaso e Giraffa). In basso, offuscata dalle luci dei palazzi c'è un'altra stella splendente e degna di nota: Deneb del Cigno, che ancora non si arrende alla fine dell'estate e resta lì in attesa di ricongiungersi con Altair e Vega, quando tra alcuni mesi torneranno a dominare il cielo sopra le nostre teste.
E' il momento ora di baciare la nostra donna e maledire il ragazzino coglione che comincia ad intonare i cori della Roma a 2 metri da noi.
Proprio sotto il divino Pegaso.
ciao

domenica, ottobre 31

Era uno strano periodo....ma non era per sempre

Un giorno tutte queste strade, soprattutto le megAutostrade-viadotti sospese su enormi pali di cemento tra splendide vallate, non serviranno più a nulla. E rimarranno là, sospese nel vuoto, a far da supporto ad enormi piante rampicanti. Per il divertimeno dei più piccoli che le useranno a mo' di scivoli. Il panorama non sembrerà loro strano o bizzarro, quelle imponenti strutture saranno sempre state là.


Un giorno un uomo assai intelligente venne giù al fiume e gli uomini lo accolsero con somma gioia perché poteva insegnare ai propri bambini ciò che aveva imparato sul passato, sebbene già a quell'epoca non interessasse più molto, e tutti cominciavano finalmente ad assaporare l'importanza del loro "piccolo" presente.
Quando l'uomo raccontò ai più piccoli che gli scivoli (lui le chiamava "strutture") non erano oggetti naturali ma frutto - tanti tanti anni prima - dell'ingegno umano applicato all'ingegneria (che parole difficili, pensavano loro), essi non si meravigliarono affatto, pensando appunto che fosse stata l'idea di qualche genio del divertimento, intento a ricercare sempre il miglior gioco per i propri piccoli. Il nuovo insegnante, divertito dalla loro indifferenza alla sua grande rivelazione, abbandonò i paroloni e ogni ulteriore tentativo di spiegazione. Così, con il tempo, questo è ciò che si tramandò fino ai giorni nostri.
Sono questi i piccoli episodi che determinano il futuro, le credenze, gli atteggiamenti e i valori delle generazioni a venire.
Oggi abbiamo dimenticato il motivo di quegli enormi piloni, lasciando giocare i nostri piccoli su quelle lunghe verticali di cemento ammantate di verde.
Anche il panorama ormai non ne risente più; in alcuni lunghi tratti liane gigantesche si dipartono da un punto all'altro della vallata, interrotta dai lunghi scivoli ma senza che il verde perda di continuità. Corsi d'acqua sono stati deviati dai pilastri, in alcuni punti increspandosi e formando pittoresche (quanto divertenti) cascate e piccole rapide nei lunghi zigzag tra le loro fondamenta. Non c'è più un solo angolo dove il cemento sia rimasto scoperto alla vista dei nostri bambini. Così le mamme non si preoccupano che battano la testa su qualche spigolo. In realtà, esse non si preoccupano neppure di quelle ripide discese che sono davvero pericolose.
Forse abbiamo esagerato, concentrandoci sul presente abbiamo dimenticato di preoccuparci di ogni cosa.

(tratto da una novella di E.Diori, libera traduz. di L.Dievi).

S.Di Re

domenica, ottobre 3

"E' così che dev'essere" (Julie Poppins)



A 2'45" c'è il succo di tutto quello che mi accingo a scrivere e che ancora non so dove mi porterà. In realtà volevo scrivere un post che parlasse di un post che avrebbe parlato di un post che non scriverò mai. Ma ora grazie a lei, la persona praticamente perfetta, ho un nuovo spunto.

Molto spesso uno decide consciamente o inconsciamente di essere importante per un'altra persona verso cui nutre affetto. Ed è molto facile attribuirsi nei confronti dell'altro un ruolo che forse non è necessario, in cui il "giudizio" prende il sopravvento sui più semplici affetto e comprensione. E così si giudica il proprio amico, prendendo per lui delle decisioni ed esigendo che le rispetti, altrimenti bollandolo sommariamente come stupido o debole.
In realtà, nei confronti di un'altra persona - e soprattutto di un amico - non ci si può che limitare ad osservare e consigliare secondo le proprie esperienze, alleggerendolo del fardello della scelta magari offrendogli un punto di vista alternativo, più distaccato, che gli mostri come il suo "momentaccio" non è che un puntino, piccolissimo, all'interno del suo percorso naturale di crescita.
Questo è forse il massimo servizio che si possa rendere ad un amico.
Sì, parlo di servizio: porsi come uno "strumento" nelle mani dell'altra persona. Strumento, perché ognuno di noi ha un ruolo nella vita di chi incrocia. A volte marginale, a volte molto importante. Il ruolo (ahimè per qualcuno) non dev'essere necessariamente di protagonista nella vita dell'altro!
Per un narcisista, ma anche per tanti altri (protagonismo, esibizionismo e tante altre devianze), questa può suonare come una bestemmia. Eppure sì, si può NON essere sempre protagonisti della vita degli altri, ma - con il massimo dell'affetto - aiutare una persona in un momento delicato della sua vita. L'amicizia forse poi s'indebolirà, forse giocherete a scacchi insieme da vecchi o forse no. "Aiutare" evidentemente non significa porsi al suo servizio 24h su 24h, significa semplicemente assecondare ciò che è giusto che sia, dando il massimo all'altro (in termini di ascolto per esempio) nei momenti in cui si è vicini. Senza pretendere nulla, nemmeno l'amicizia stessa indietro. Senza rivalsa, senza la necessità della riconoscenza.
Spesso l'amicizia non è per sempre. Come tante persone sono state fondamentali nella nostra vita in un ben delimitato periodo, anche noi possiamo essere importanti per gli altri come semplici "strumenti" in un periodo delicato.
Questa parola non piace quasi mai. Ma tante persone emergono nella nostra vita per un preciso motivo.
Anche nel caso più negativo, di un'amicizia tradita, un amore rubato, di delusione in genere, si può vedere la persona che ha provocato questo sentimento come utile a conoscere, fare esperienza, maturare (purché non significhi irrigidire la propria anima e il proprio cuore per difendersi. Ma forse anche in quel caso!) verso quella che sarà la nostra crescita interiore che ci porterà in futuro ad essere ciò che di bello saremo. Allora guarderemo indietro e - dopo aver sorriso - daremo la giusta importanza a quell'evento e a quella persona. (Quanto diventa piccola ogni delusione quando la si ricorda a distanza di anni?)
Anche il peggiore dei nemici ci sarà stato "utile".
Forse sono troppo ottimista in questa considerazione.
E perché no? mi viene da rispondere. E' il pessimismo la Verità?

Tornando al video, Mary non è che uno strumento, è pronta a cedere il suo "potere" sui bambini a papà Banks, perché è giusto così. Perde il suo ruolo di protagonista, ma asseconda invece il ruolo di tata, aiutante e strumento verso la realizzazione di quella famiglia. Per me è un messaggio favoloso. Non è indolore questo passaggio, in fondo anche Mary è egocentrica, esibizionista e narcisa. Ma soprattutto riconosce di essere un ingranaggio (vedi qualche post più indietro) nel compimento del tutto (quest'ultima frase è forte, chissà chi mi segue).

Pilvio.

Ps
La "persona praticamente perfetta" non è Mary Poppins, è Julie Andrews. Chiaramente.

martedì, settembre 21

ogni maledetta prima volta



La prima volta - ogni prima volta - che una ragazza comincia a respirare affannosamente al tuo orecchio, magari mentre siete su un divano o un letto, scatta mentalmente la fase "evvai" con fuochi d'artificio e poi subito la fase "ansia da prestazione" (per delucidazioni clicca qui). A volte, ed è peggio, prima comincia la fase ansia e poi la fase celebrazioni. In altri casi la fase celebrazione viene solo a dovere assolto.

il fatto è che siamo proprio scemi, finisce che mi viene l'ansia da prestazione pure quando un'amica sogna di averlo fatto con me. "com'era? piaciuto? sei venuta? sai, ero un po' in imbarazzo perché siamo amici"

poi ai livelli patologici, la tua nuova ragazza un po' porca ti dice che si è toccata pensando a te e tu "aspe'....ma.....è andata bene? forse vai troppo di fretta per me...ero agitato..avevo bevuto poi.....sai, avevo molti pensieri...ho perso l'erezione ma non era per te eh...tu mi piaci troppo ma sai com'è...non lo so....la guerra in iraq...le torri gemelle....non so, non trovo lavoro...pensieri sulla mia ex....oddio scusa non volevo"
e lei ti lascia.

Il sesso è male, scacciatelo dalle vostre menti.

Joan Lui

sabato, settembre 18

Una passeggiata per pigri

Stasera voglio portarvi a fare un giro, partendo non da un posto particolarmente affascinante o che susciti interesse: piazza Indipendenza a Pomezia. Per essere rigorosi N41°40' e E 12°30' sono le coordinate (+ o -).
Partiamo da qui, diciamo dal bar Antonelli, e guardiamo in direzione della torre del comune. Però non ci fermiamo alla torre, guardiamo più in alto, nel cielo notturno, e da qui si parte.
I lampioni disperdono luce verso l'alto "inquinando" la nostra visuale, peccato, ma riusciamo comunque a scorgere la luna da quella parti. Non è particolarmente luminosa, nè rossa o blu o verde come accade in certe nottate fortunate. Non è nemmeno piena, niente atmosfera da Twilight insomma, ma non fa niente, il viaggio è cmq interessante quando la vediamo vicina vicina - appena sotto - a due stelline ravvicinate. Forse per vederle dovrete distogliere la vista dalla luna (la sua luce è comunque troppo forte), e esse compariranno sulla vostra retina. Chi di voi è capricorno? Ecco, quelle sono le corna di questo strano animale.
Sotto di lui potremmo vedere il sagittario se solo non ci fosse la torre e gli altri edifici. Infatti in questo periodo dell'anno tramonta molto presto e tra poco sparirà del tutto quando arriverà il suo momento astrologico (non astronomico) da fine Novembre a fine Dicembre, in cui seguirà il sole nelle ore diurne e il cielo azzurro ce lo nasconderà (come ci nasconde ogni giorno molte altre cose).
Allora noi seguiamo la direzione indicata dalla congiungente le corna del capricorno verso l'alto incontrando una stella molto luminosa, Altair dell'Aquila (quella che si ciba del povero Prometeo), una stella nana a 17 anni luce da noi. Proseguendo lungo la stessa direttrice corna-altair ci imbattiamo nella stella Vega, luminosissima quasi allo zenit sulla nostra testa. Non ci sfuggirà allora una terza stella altrettanto luminosa: Deneb del Cigno, una supergigante blu lontanissima da noi. Queste tre stelle splendenti formano un triangolo che ci ha accompagnato, restando sopra le nostre teste, per tutta l'estate.


Ora, tracciando una linea immaginaria tra Altair e Vega e proseguendo oltre quest'ultima incrociamo una serie di stelle che delineano una forma affusolata e ricurva che si inserisce tra due costellazioni riconoscibilisime: l'Orsa Minore e l'Orsa Maggiore. In realtà la luce dei nostri lampioni non ci permette di vedere al meglio l'Orsa Minore, ci vuole un occhio un po' più allenato per distinguere almeno 3 delle sue famose 7 stelle. La linea di stelle che stavamo seguendo però è la costellazione del Drago che contiene Thuban, stella polare fino a 2000 anni fa (fra migliaia di anni sarà invece Vega ad indicarci il nord). Proseguendo dalla testa del drago verso destra (verso sud) incontriamo una costellazione inconfondibile a forma di W: Cassiopea.
Ognuno dei 4 rami della W ci indica qualcosa di interessante e noi proseguiamo lungo il terzo ramo a partire dal basso, il quale ci indica un immenso quadrato nel cielo: il corpo di Pegaso, da cui partono verso l'alto le gambe e verso il basso la testa e la criniera.
Non potremo allora fare a meno di chiederci cos'è quella stella luminosissima proprio sotto Pegaso. Dopo la luna, è l'oggetto più luminoso nel cielo di stasera: è Giove (il 21 sarà luminosissimo al tramonto e per tutta la notte) che in questo momento fa compagnia ai Pesci e si dirige lento ma inesorabile verso l'Acquario, a sud. Oltre Giove (la cui famosa macchia/vortice nell'ìemisfero sud è inspiegabilmente sparito qualche mese fa!) si riconoscono infatti tre stelle vicinissime: possiamo dire che esse sono appunto la bocca dell'otre portata dall'acquario. Poco più a destra dell'Acquario incontriamo nuovamente la Luna e, abbassando lo sguardo, la torre di Pomezia.
Bentornati al bar Antonelli.
(continuerà...)

giovedì, settembre 16

Lasciapassare A38

Irretiti dai sistemi sociali, e da ciò che osserviamo negli altri e che gli invidiamo, siamo destinati tutti a vivere nella stessa "casa".
Essa non ha fondamenta solide e al suo interno nessuno è ciò che è.
Al contrario colui che sa ridere degli artifici sociali, delle regole innaturali che non condivide, e osserva sé stesso con animo distaccato e benevolo, è destinato a restare fuori da tale casa.
La sua fortuna è che potrà godere ogni giorno del giardino della casa.





Seelvyo

martedì, settembre 14

L'importanza di essere più che chiamarsi

Spronerei ognuno di noi ad avere una proprio identità, un proprio approccio alla vita (il più gioioso possibile mi raccomando), una propria convinzione su quello che sinteticamente potremmo chiamare "senso della vita".
Avere una tale forte, solida, rocciosa identità farà sì che la persona non sia in balia degli eventi, modificandosi e plasmandosi ogni volta secondo l'immagine che si (o gli) conviene: con gli amici, con il partner sessuale, l'anima gemella o quello che si vuole. Come se la persona fosse modellata non da ciò che sente, prova, desidera; ma da chi incontra, con cosa si scontra, cosa teme. Nel tempo finisce per costruire una sovrastruttura a sé stesso.

Spesso ci si lascia andare come una banderuola, si finisce per indossare maschere senza mai trovare pace. Qualcuno l'ha spiegata dicendo che l'inferno sono gli altri, e forse è così; ciò che è vero è che l'inevitabile rapporto con gli altri ci influenza in un modo o nell'altro, e a tal punto ch ein alcuni momenti la mente più sensibile spontaneamente si ferma e si chiede "ma io chi sono? Ma sono veramente così?". Spesso questo accade però solo dopo un brusco evento, che ci risveglia dal torpore. Un risveglio del genere, per quanto traumatico (dovuto ad un lutto, alla fine di un amore) rappresenta una grande occasione di crescita, da cogliere al volo.

In effetti, sembrerebbe che tutti siamo in balia della nostra vita, degli eventi e delle persone che ci circondano. Sembrerebbe davvero che non ci sia niente da fare.
Avremo l'uomo che ha bisogno (bisogno? vero bisogno?) di conquistare molte donne per proprio compiacimento; chi ha bisogno di un gruppo di persone (amici?) per crearsi una propria immagine/identità (ma non è identità, è piuttosto maschera....una protezione per non guardarsi dentro); chi ha paura di affrontare l'esterno restando un solitario.

Credo di poter consigliare in questi casi un po' in silenzio, con sé stessi e con gli altri; ascoltarsi, non prendersi in giro, assecondare ciò che si è; abbandonare i desideri più futili, che contravvengono al proprio modo di sentire. Magari recuperando ciò che si era da bambini e che si è perso per strada.

Se riuscissimo a ricordarci di noi bambini sarebbe tutto più facile, non dovremmo fare altro che abbandonarci a ciò che eravamo.
Mantenendo (anzi acquistando!!) la maturità raggiunta negli anni.

AGGIUNTA:
Perché riconoscendoci per ciò che siamo, abbandoneremmo le nostre varie maschere (protezioni) e, non avendo più niente da nascondere (e nasconderci) saremmo davvero più leggeri. Liberi.

giovedì, marzo 4

Autoreferenzialità

Mi piace vedere che Serena, Daniele e Emiliano hanno preso il sopravvento (in senso buono) sul blog: del resto chi ha idee scrive e si influenza. C'è però un'altra dinamica tipica del blog da analizzare: quando le cose si fanno serie, quando c'è bisogno di capire un po' di più, il blog muore. Il termine "morire" è volutamente esagerato, nessuno storca il naso. Nel nostro caso, direi che il blog langue.

Ecco, ho guardato a questo blog sempre con estremo interesse, con spirito voyeuristico direi. Ero molto sorpreso della sua vitalità (specie in certi momenti) e sono stato felice di esserne stato parte attiva (sempre in alcuni momenti). Mi interessa a tal punto che, se ricordate, lo difesi da eventuali cambiamenti quando in una riunione a casa di Emiliano se ne discusse. Figo lo voleva far diventare un mezzo di comunicazione un po' diverso, mentre io lo interpretavo in maniera opposta. Per fortuna in quel momento prevalse la mia visione anche se magari era più lungimirante l'altra. Ad ogni modo il blog, al di là dei miei gusti sui singoli post, è/era interessante così com'è/era.

Persino adesso che nessuno scrive da 3 settimane (record negativo, ma rinascerà, un calo era fisiologico, lo stavo aspettando), rimane una sorgente d'interesse: infatti si possono trarre alcune osservazioni.
Ovvero da sempre i post più "mentali", quelli che necessitavano di qualche minuto in più di lettura e riflessione, sono stati quasi ignorati. Mentre quelli più "nazional-popolari" (così estendo il concetto all'italia) ricevevano più facilmente numerosi commenti.
Quindi, se da un lato nel nostro blog la curiosità, gli interessi e la partecipazione hanno prevalso (e con essa i post di serena, emi e nazzucau) influenzando l'un l'altro alcuni blogger, dall'altro questi stessi concetti hanno raggelato le radici del blog e le velleità/dita (sulla tastiera) di altri partecipanti.
Fossimo in un ambiente aziendale, ci sostituirebbero con il Grande Fratello.

E invece qui decidiamo noi per fortuna.

P.S.
Ora, perché ho scritto questo post? Chiedetemelo: Silvio, perché hai scritto questo post?
Non lo so, sarà che mi è sempre piaciuta la comunicazione autoreferenziale: la tv che parla di tv, il cinema che parla di cinema, l'umanità che parla dell'umanità. E allora un blog che parla del blog non mi dispiace affatto.
La prossima volta che ci sarà il vuoto scriverò un post che parla del post

martedì, dicembre 8

Lovely day for a discovery

Ora, noi dobbiamo ascoltare la tv, leggere i giornali ed informarci. E questo è bene, facciamolo.
Però possiamo anche prestare l'orecchio ad altri canali. Non fidiamoci ciecamente, questo no, però possiamo usare gli strumenti che abbiamo a disposizione per creare la nostra idea. La nostra, personalissima, idea sugli argomenti che ci stanno a cuore. Siamo così ottusi da non riuscirci?
Insomma, disinformiamoci, che fa sempre bene.

Senza andare a vedere (scoprire?) che l'80% delle "malattie" sono psicosomatiche. Non pensiamo a quello, altrimenti ci verrebbe da chiedere come mai compriamo medicine per curare i sintomi, anziché eliminare le cause....
E non parliamo nemmeno del fatto che lo scienziato che scoprì l'HIV non ha mai dimostrato il legame tra questo e l'AIDS. Sul serio! E ora, come altri, è sotto giudizio in Australia per le bugie nelle sue ricerche.
Mi raccomando, non leggete mai il primo articolo che esce dalle vostre ricerche

Però, oggi, mentre piove, fa freddo e tutti abbiamo paura di prenderci l'Influenza suina...perdiamo 5 minuti per ascoltare un altro canale e farci la nostra idea sull'argomento.
Questa è una pubblicità del 1976....ricordate la terribile tragedia delll'influenza suina del 1976?
Ecco, nemmeno io. Dovevano morire decine di milioni di persone.
Il risultato fu la vendita di centinaia di milioni di vaccini. E siamo vivi grazie a loro



Siamo vivi grazie a loro?

E mi raccomando, non la chiamiamo Influenza Suina, si chiama influenza A. Hanno dovuto cambiarle nome per evitare di guadagnare in vaccini ma perdere in vendita di pancetta.
Poi un giorno, se ci va, parleremo degli additivi usati nei vaccini, o delle diete inventate dalle grandi catene alimentari, o della metamedicina, o....

facciamo da noi le nostre piccole scoperte.

martedì, novembre 3

Mancanze

Ho "conosciuto" Alda Merini grazie al Maurizio Costanzo show, quando ancora non era lo scatafascio di programma che sarebbe diventato.

Nonostante non sia mai stato io un poeta, nè probabilmente uno molto avvezzo alle parole scritte in versi, ho adorato da subito il suo personaggio, il carisma e la forte personalità.
Più di tutto mi affascinava il suo disincanto verso la vita, come di chi abbia vissuto troppo per potersi ancora disperare di fronte a qualsiasi difficoltà.
Come di chi ti voglia dire di non affannarti perché, in fondo, non vale la pena.
O almeno questo è quello che mi trasmetteva e quello che volevo sentire, poiché mi trovavo in uno di quei periodi d'insicurezza che si attraversano al liceo, di quelli come ne avrei vissuti tanti altri in questi 10 e passa anni. e come ne dovrò ancora vivere.

Alda Merini è venuta a mancare. Sembra che nessuno se ne sia accorto. Mi dispiace moltissimo. Eppure penso che a lei non sarebbe interessato.

Proprio come quando morì John Candy, uno di quegli attori che da bambino ti fanno sognare. Quel giorno (era il 1994) al Tg si disse "è morto John Candy. Il suo nome potrebbe non dire molto ma il suo viso è più conosciuto". Mi fece male, io lo adoravo.

Tornando ad Alda, da ragazzino presi una sua raccolta di poesie e trascrissi sul pc (l'ho detto che non sono poetico) quella che più corrispondeva al mio stato d'animo di allora:

Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.



Voglio mandarle un abbraccio.

sil

martedì, ottobre 13

I sentimenti (contingenti) ingannano

Siamo soli.
anzi sono solo.
Erano anni che non lo ero.
Finalmente sono solo.
Comincio a vivere.


T. Di Biase

giovedì, ottobre 1

L'uomo che amava le donne



Lui è davvero un bel personaggio, l'ho sempre amato. Tante volte l'ho citato nei miei discorsi. A furia di riascoltare le sue frasi mi pareva di averle fatte mie. Esse in effetti erano nella mia testa, dipinte come un quadro, da rimirare quando avevo bisogno di un sorriso; magari a seguito di una nuova avventura.
Eppure, qualche giorno fa le ho ripescate dalla mia mente come tante altre volte. Questa volta non ho sorriso, le ho riascoltate e ho scoperto nuovi pensieri.

Improvvisamente infatti ho pensato che l'uomo che amava a tal punto le donne, in verità amava sè stesso così tanto da finire per non amarne nessuna.

Strano come ci si renda conto dei propri cambiamenti (maturità?) così di punto in bianco.

giovedì, maggio 21

Tra i corridoi di una partenza


Rieccomi qui, in attesa di un aereo che mi porti lontanissimo.
A volte speravo mi portasse il più lontano possibile da casa. Altre avrei voluto essere io ad aspettare visite dall’altro capo del mondo.

Sono stato in questo aeroporto decine di altre volte. Sono già presente in ognuno di questi corridoi, con età ed emozioni completamente diverse. Eppure così simili.
Ricordo persino le date e gli umori che accompagnavano le varie partenze, oppure gli arrivi.

E’ il 30 Marzo 1998, parto per la Spagna. Molti amici intorno a me. Sono amici? Di loro il 20 Maggio 2009 ricorderò a malapena pochi visi.

E’ il 12 Agosto 2004, mi aspettano 10 ore di volo. Non sto nella pelle, emozionato e travolto sogno il momento in cui riabbraccerò R*.

E’ il 18 Settembre 2008, non riesco a credere di avere di nuovo il coraggio di cominciare una storia a distanza. Il 24 Dicembre 2008 le dico che non posso sopportare di non vederla ogni giorno e che voglio chiudere. Sto mentendo. O comunque non le sto dicendo tutto.

E’ il 29 Novembre 2008, sto per partire per Praga. E’ appena nato Cristian e passo il tempo a guardare le prime foto che gli abbiamo scattato. Cazzo, mia sorella è diventata mamma!

E’ il 10 Luglio 1994, ci svegliamo alle 430 di mattina per prendere un aereo per Londra. Anche Pamela mi accompagna, ha 11 anni e non si è mai svegliata tanto presto. All’imbarco, piccina, mi saluta stropicciandosi gli occhi. La bacio di sfuggita. Il 23 Novembre 2008 diventerà mamma e io le voglio bene.


Cosa è il qui e ora?

viso & deliri

mercoledì, maggio 13

Sogno una spotless mind



Tanti anni fa mi sono innamorato anche io.
Sto cercando di ricordarmi.

Eh sì sono stato innamorato, come voi, anche io.

Ora vi invidio perché non so (non saprò?) più scrivere
con il cuore in festa.


"L'avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge."

EROS LIVIDI ;) in Flaubert

mercoledì, aprile 29

La profondità dell'egoismo

quello che è stato
deve rimanere confinato,
in me e in te.
nello spazio
(i luoghi conservano memoria di chi li ha calpestati?)
e nel tempo
(ieri oggi e domani sono lo stesso attimo).

confinato
là dove posso inabissarmi a fantasticare
e ripercorrere
di volta in volta
le tue labbra, il tuo viso, il tuo seno.

così chè ciascuno di quegl'istanti
sarà per sempre mio, eternamente.

quando vorrò - quale potere ci è dato -
anziché guardarmi in uno specchio,
chiuderò gli occhi per incontrarti
nel nostro luogo segreto.

nulla avrà alterato
l'immagine che custodisco di te.
il tuo viso non sarà diverso quando saremo anziani,
nè il tuo animo
quando gli eventi di una vita ti avranno irrigidita.

ti avrò di nuovo per un solo istante,
il più lungo che posso ricordare.

Videl Roisi

martedì, aprile 21

SHOOTING SILVIO


ROMA - Sky cancella la replica di Shooting Silvio, il film del giovane regista abruzzese, Bernardo Carboni, che racconta di un giovane scrittore che decide di uccidere Silvio Berlusconi. Il lungometraggio era stato mandato in onda in prima visione televisiva dall'emittente satellitare di Murdoch la sera di lunedì 13 aprile in prime time, suscitando la protesta del Pdl che aveva definito il film come "un inno alla violenza". Nel palinsesto dell'emittente satellitare erano previste altre repliche, una questo pomeriggio alle 17 e l'altra il 25 aprile. La contestata pellicola tuttavia non è in onda: al suo posto un film americano di cui Sky non fornisce il titolo nel tradizionale sottopancia. Shiacciando il tasto del telecomando 'i', infatti, compare il titolo della "vecchia" programmazione che prevedeva appunto Shooting Silvio. "Forse l'onda lunga della richiesta della destra è arrivata a buon fine?", si chiede il senatore del Pd Vincenzo Vita, membro della commissione di Vigilanza Rai. Il regista non parla di censura, ma definisce, comunque, la cancellazione del film dal palinsesto "un fatto grave". E si dice "allibito" per il fatto che "il film sia stato bloccato non per quello di cui tratta ma perché non era opportuno mandarlo in onda in questi momenti delicati, dopo il terremoto in Abruzzo. In un paese in cui vanno in onda reality e spazzatura come La Fattoria, che non aiutano a pensare ma educano una generazione di tronisti, è di cattivo gusto solo un film come il mio che invece invita alla riflessione?".

"E' una scelta libera di Sky - continua Carboni - ma è il segno di un potere immanente. Sono preoccupato se questo potere tocca anche Sky, l'unica tv che negli ultimi anni ha dato visibilità a registi giovani e indipendenti e, insieme al ministero della Cultura, ha di fatto consentito la sopravvivenza del cinema giovane". Il film, uscito nel 2007, racconta la vicenda del ventottenne Giovanni, detto Kurtz (come il Brando di Apocalypse Now), ossessionato dalla figura di Silvio Berlusconi. Per lui, rappresenta l'incarnazione del Male. Da qui, il progetto di rapirlo e ucciderlo. Andato in onda la sera di Pasquetta, il film aveva suscitato la reazione indignata di numerosi esponenti del Pdl che avevano parlato di "pessima televisione", "inno alla violenza" e "offensiva mediatica contro il presidente del Consiglio".
(Repubblica 20 aprile 2009)

Figo
a cui ormai resta solo "La 7". Ancora per poco...

domenica, marzo 29

If only I had known, I should have become a watchmaker

E’ sabato, sono disteso su una panchina, la testa poggiata sulle sue gambe. Sono lontanissimo da casa. Non mi manca: cosa è casa? Alzo il polso per guardare l’orologio, solo un’occhiata velocissima sognando di rallentarne le lancette. Ma ho una stretta allo stomaco, tra poco prenderò il treno del ritorno. Verso casa. Sento delle lacrime chiedere di uscire, ma chiudo gli occhi e le combatto mentre lei mi guarda gentile. Scivolo con la nuca verso il suo ventre, quando sento le fronde dietro di lei venire scosse dal vento. Verrà a piovere ma non mi importa. Un mio movimento impercettibile le dichiara il desiderio di baciarla. La sento chinarsi su di me e socchiudo la bocca. Le sue labbra sono caldissime. Mi dimentico del treno in partenza, dei giorni passati prima di conoscerla, della mia casa. Quando riapro gli occhi siamo troppo vicini, vedo solo il disegno perfetto delle sue labbra sorridenti. Le risorrido e sento che proviamo le stesse emozioni. Qui e ora.

E’ venerdì, stiamo ballando nel mezzo della pista ma non c’è nessun altro vicino a noi, da nessuna parte, non li vedo, non li sento intorno. Non sentiamo nemmeno la musica, ci muoviamo seguendo un ritmo concordato spontaneamente. Mi dice che vuole fare l’amore con me. Mi sorride, la voglio qui e ora.

E’ giovedì, siamo al cinema. Mentre leggo i sottotitoli, la mia mano incontra la sua. Le stringiamo forti ché quasi mi pare di parlarle e di confessarle in segreto più di quanto si possa fare a voce. Mancano ancora due giorni alla mia partenza, ho l’impressione che tutto questo non finisca mai. Esiste solo il presente, non posso credere che in un futuro io mi trovi alla stazione in attesa di un treno verso casa.

E’ mercoledì, la mia nuova camera da letto ha un aspetto familiare. L’odore del caffè la invade. I vestiti gettati a terra e le voci dagli accenti stranieri mi ricordano dove sono. Ho ancora il sapore e l’eccitazione di un bacio strappato all’improvviso nella notte, mentre il tram ci chiudeva le sue porte. Forse non era il momento giusto, si sarà offesa? Oggi sarò da solo tutto il giorno, lei non ci sarà. Spero mi voglia rivedere domani o almeno prima della mia partenza. Guardo il telefono e leggo “Non vado con i miei amici oggi, ti va di andare al lago? Potremmo rimanere lì fino a sera”. Sorrido, sorrido, sorrido.

E’ martedì. Sono appena arrivato, non conosco la città, non so dove andare. Fatico a trovare una camera per la notte. Ho ancora lo zaino sulle spalle. Nella grande piazza mi volto alla mia destra in cerca di un punto informazioni. Incrocio però uno sguardo divertito a pochi centimetri da me. E’ bellissima. La guardo “Ciao”…


Sono passati dei mesi, oggi è una giornata assolata, mi guardo intorno. Penso di aver lasciato la mia spensieratezza su una panchina di una città lontana, in un piccolo parco nascosto lontano dai rumori del centro. Mancava poco alla mia partenza: si può essere spensierati poco prima di dover abbandonare tutto?
Mi fermo a pensare che in quel momento ero felice. E nello stesso istante, non ero forse anche il ragazzo che cercava un ostello prima di conoscerla, o quello che la baciava per la prima volta o quello che sarebbe tornato da lei nei mesi successivi? E allora, mentre poggiavo la testa sulle sue gambe, ero allo stesso tempo anche quello che in una giornata assolata avrebbe ripensato a lei come ad un lontano ricordo!

Una domanda mi tormenta: era già tutto accaduto mentre le dicevo per la prima volta “Ciao”?
Poi sorrido e penso di aver fatto bene a voltarmi verso destra quel giorno nella piazza. Ma quante altre volte mi sono voltato a sinistra nella mia vita?

mercoledì, marzo 4

Sensazione improvvisa di totale armonia. In quell'istante tutto è perfetto


A Silvio piace
Osservare i rivoli simili a fiumi in piena tra gli scalini di Artena nei giorni di pioggia. Scoprire un nuovo vicolo, una gelateria o una fontana nelle domeniche di sole a Roma. Assaporare con gli occhi e con l'olfatto i polli al girarrosto nelle rosticcerie del centro. Scoprire da dietro il pannello dei last minute quali scarpe indossa oggi la ragazza dell'agenzia turistica che gli piace.

A Silvio non piace
Essere zittito mentre canta il suo ritornello della giornata. Vedere una giovane coppia in imbarazzato silenzio al tavolo di un ristorante. Rispondere a mille domande prima di ricevere un sì ai suoi inviti.