Visualizzazione post con etichetta presente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta presente. Mostra tutti i post

martedì, marzo 22

Pachamama indica la via...



Kantu
bambina e donna

giovedì, novembre 4

Scendo con me stesso laggiù

Ascolta il flauto di canna,
com’esso narra la sua storia,com’esso triste lamenta la separazione:
Da quando mi strapparono dal canneto,
ha fatto piangere uomini e donne il mio dolce suono!
Un cuore voglio, un cuore dilaniato dal distacco dall’Amico,
che possa spiegargli la passione del desiderio d’Amore;
Perché chiunque rimanga lungi dall’Origine sua,
sempre ricerca il tempo in cui vi era unito.
Io in ogni assemblea ho pianto le mie note gementi
compagno sempre degli infelici e dei felici.
E tutti si illusero, ahimè, d’essermi amici,
e nessuno cercò nel mio cuore il segreto più profondo.
Eppure il segreto mio non è lontano, no, dal mio gemito:
sono gli occhi e gli orecchi che quella Luce non hanno!
Non è velato il corpo dall’anima, non è velata l’anima dal corpo:
pure l’anima a nessuno è permesso di vederla.
Fuoco è questo grido del flauto, non vento;
e chi non l’ha, questo fuoco, ben merita di dissolversi in nulla!
E’il fuoco d’Amore ch’è caduto nel flauto,
è il fervore d’Amore che ha invaso il vino.
Il flauto è compagno fedele di chi fu strappato a un Amico;
ancora ci straziano il cuore le sue melodie.
Chi vide mai come il flauto contravveleno e veleno?
Chi come il ney mai vide un confidente e un’amante?
Il flauto ci narra d’un sentiero tutto rosso di sangue,
ci racconta le storie dell’amor di Majnun:
Solo a chi è fuori dai sensi questo senso ascoso è confidato
la lingua non ha altri clienti che l’orecchio.
Nel dolore, importuni ci furono i giorni,
i giorni presero per mano tormenti di fuoco;
Se i nostri giorni passarono, dì: Non li temo!
Ma Tu, Tu non passare via da Noi,
Tu che sei di tutti il più puro!
Ma lo stato di chi è maturo nessun acerbo comprende;
breve sia dunque il mio dire. Addio!

Quanto tempo mi servirà per comprendere, profondamente, questa poesia?
Mi serviranno anni, decenni, secoli, millenni, ere o un solo attimo, un solo soffio?

Se penso a che fatica cum-prendere solo la prima parola...

EMILIANO
sopra, sotto e nelle onde del mare e del tempo

domenica, ottobre 31

Era uno strano periodo....ma non era per sempre

Un giorno tutte queste strade, soprattutto le megAutostrade-viadotti sospese su enormi pali di cemento tra splendide vallate, non serviranno più a nulla. E rimarranno là, sospese nel vuoto, a far da supporto ad enormi piante rampicanti. Per il divertimeno dei più piccoli che le useranno a mo' di scivoli. Il panorama non sembrerà loro strano o bizzarro, quelle imponenti strutture saranno sempre state là.


Un giorno un uomo assai intelligente venne giù al fiume e gli uomini lo accolsero con somma gioia perché poteva insegnare ai propri bambini ciò che aveva imparato sul passato, sebbene già a quell'epoca non interessasse più molto, e tutti cominciavano finalmente ad assaporare l'importanza del loro "piccolo" presente.
Quando l'uomo raccontò ai più piccoli che gli scivoli (lui le chiamava "strutture") non erano oggetti naturali ma frutto - tanti tanti anni prima - dell'ingegno umano applicato all'ingegneria (che parole difficili, pensavano loro), essi non si meravigliarono affatto, pensando appunto che fosse stata l'idea di qualche genio del divertimento, intento a ricercare sempre il miglior gioco per i propri piccoli. Il nuovo insegnante, divertito dalla loro indifferenza alla sua grande rivelazione, abbandonò i paroloni e ogni ulteriore tentativo di spiegazione. Così, con il tempo, questo è ciò che si tramandò fino ai giorni nostri.
Sono questi i piccoli episodi che determinano il futuro, le credenze, gli atteggiamenti e i valori delle generazioni a venire.
Oggi abbiamo dimenticato il motivo di quegli enormi piloni, lasciando giocare i nostri piccoli su quelle lunghe verticali di cemento ammantate di verde.
Anche il panorama ormai non ne risente più; in alcuni lunghi tratti liane gigantesche si dipartono da un punto all'altro della vallata, interrotta dai lunghi scivoli ma senza che il verde perda di continuità. Corsi d'acqua sono stati deviati dai pilastri, in alcuni punti increspandosi e formando pittoresche (quanto divertenti) cascate e piccole rapide nei lunghi zigzag tra le loro fondamenta. Non c'è più un solo angolo dove il cemento sia rimasto scoperto alla vista dei nostri bambini. Così le mamme non si preoccupano che battano la testa su qualche spigolo. In realtà, esse non si preoccupano neppure di quelle ripide discese che sono davvero pericolose.
Forse abbiamo esagerato, concentrandoci sul presente abbiamo dimenticato di preoccuparci di ogni cosa.

(tratto da una novella di E.Diori, libera traduz. di L.Dievi).

S.Di Re

martedì, luglio 8

La storia non insegna...

Vi invito a vedere questo filmato.

A me ha ricordato qualcosa che lessi anni fa sui libri di scuola...

Comunque, anche in fondo al barile, rimaniamo fiduciosi!


“La cosa migliore é vivere nell'uguaglianza; il nome stesso della moderazione già solo a pronunciarsi é bello; seguirla, poi, é quanto di meglio c'é per gli uomini.”
(Euripide – drammaturgo greco)


Emiliano!
...che l'Amore invada l'amore di cui sei fatto!